Premessa introduttiva
[Un amico, che chiameremo con affetto Giuanìn (perché non ci interessa rivelare il nome, ma raccontare il fatto) , ha saggiato sulla propria pelle cosa significhi essere scavalcati e umiliati nel Molise delle raccomandazioni e degli incompetenti.]
Giuanìn, che ha studiato e si è laureato due volte con lode in una delle migliori università di questo cazzo di paese, torna in Molise (dove abita) e si presenta ad un "concorsino" pubblico (per evitare polemiche non diremo di cosa si tratta) con tutte le carte in regola, effettua la domanda e viene iscritto nella lista degli ammessi al concorso. Il giorno prima del suo bramato colloquio Giuanìn riceve (alle ore 19:30) la telefonata di una segretaria che con voce simpatica gli comunica che è stato escluso dal colloquio perché nella sua domanda c'è un errore che viola l'articolo tal dei tali nella normativa del bando. Giuanìn resta basito e sul momento non trova parole per replicare. Corre a controllare la documentazione e scopre che l' "errore di forma" non esiste affatto e ricorre ad un avvocato. Fatta la causa, Giuanìn viene riamesso in fretta e furia ad un nuovo colloquio fatto ad hoc per prenderlo in giro e ri-mandarlo a casa (chissà a chi era riservato il posticino).
La storia di Giuanìn è la storia di uno dei tanti ragazzi molisani (che si fanno le ossa fuori regione e all'estero a costo di mille sacrifici) a cui viene impedito di tornare per far spazio ai "giovani turchi" usciti dalla disgustosa "fabbrica di laureati" (e non si può chiamarla in altro modo) sita in regione. La storia di Giuanìn è la dimostrazione palese del fatto che, da anni (da decenni), le viscide mani degli esseri melliflui che govenano la nostra regione operano soltanto per garantire un futuro nelle istituzioni alla folta schiera dei loro viziati rampolli cresciuti tra le fresche frasche dell'appennino.
L'odio
Ogni volta che torno a casa mi sento come Giuanìn, anzi, sono uno dei tanti Giuanìn.
Ogni volta che scendo a casa sono costretto a confrontarmi con una realtà locale che dietro la sua apparente tranquillità cela marciume e una risma infinita di personaggi viscidi che manovrano in maniera tutt'altro che pulita.
La corruzione è dilagante, talmente assimilata nei modi di fare delle persone che ormai non la si guarda nemmeno più con stupore. Nel frattempo il torpore o l'impotenza delle forze dell'ordine consentono ad una serie di situazioni criminali di estrema gravità di prosperare sotto gli occhi di tutti (non c'è bisogno che io vada nel dettaglio anche perché in queste situazioni le denunce e le rogne se le prende chi parla troppo e non chi delinque).
Il pubblico (che assicura servizi scadenti e occasionali) viene gestito come un mega-parcheggio a voti dove il funzionamento della macchina è affidato a quei pochi che hanno buona volontà. La Asl, il comune e le scuole sono i depositi di scorie umane più gettonati: dimenticate il merito, la produttività, gli orari di lavoro e i concorsi qui il clima è da Casa delle libertà: ognuno fa quel che cazzo gli pare una volta preso il posto.
L'unica grande azienda privata vive grazie a tonnellate di sovvenzioni e finanziamenti della regione, l'assunzione segue regole simili a quelle dei grandi enti pubblici: voti e raccomandazioni. Il tutto per farsi sfruttare e sottopagare. Le altre piccole aziende per cui il paese è noto (tranne poche rare eccezioni) sfornano prodotti con cui non bisognerebbe alimentare nemmeno i cani.
Non sto a fare un'analisi troppo lunga, ci si potrebbe scrivere un libro su quello che non va nella mia realtà locale. Basti dire, a corollario di tutto, che la bigotteria degli abitanti aumenta di pari passo con il dilagare della loro ignoranza bestiale. In un paese di 8000 abitanti è praticamente impossibile avere una copia de “Internazionale”, non esiste una libreria decente, né una biblioteca attrezzata, non c'è un cinema e non c'è un teatro.
Il santone pop di Pietralcina è uno degli idoli locali, difatti il merchandising di San Giovanni Rotondo è invasivo ed onnipresente. A corollario di tutto una simpatica setta neo-cristiana si salda con alcuni rami del potere politico. Un innesto di quelli miracolosi! Le feste popolari dedicate al santo patrono e ai vari santi protettori di questa o quella zona rappresentano una vera industria con tanto di necessari (altrimenti il santo si offende) – ed esosi – fuochi d'artificio.
Questo è un abbozzo sbrigativo della realtà da cui provengo, non serve aggiungere ulteriori squallidi dettagli per capire che la situazione è alquanto grave.
La cosa che più mi fa incazzare è che a vedere queste cose e ad indignarci siamo stati sempre in pochissimi. Tante persone con cui non disdegnavo di bere una birra non hanno nemmeno mai fatto uno sforzo per capire da dove nascesse questa rabbia e perché ne avessi così tanta in corpo.
Col tempo ho capito che tutta questa gente aveva il suo bel giro di cospicui tornaconto. Nella loro ottica non era opportuno né necessario arrabbiarsi più di tanto perché in qualche maniera sarebbero prima o poi stati assorbiti e nutriti anche loro da quel sistema. Man mano che il tempo passa questi soggetti si inseriscono e magicamente trovano uno stipendio dove una settimana prima una persona normale, laureata e con una qualifica, avrebbe avuto come risposta un bel «no grazie».
Per tutti i Giuanìn, e siamo tanti (provenienti da mille anonimi posti del centro e del sud), la valigia di cartone e il biglietto per il treno sono già pronti, li hanno preparati con cura le persone di merda che alimentano il sistema appena descritto. Ce ne andremo...Ma facendo più "casino" possibile!
Prometto solennemente ai pochi lettori rimasti che il prossimo post sarà assolutamente allegro, scanzonato e frivolo.
Il nome Giuanìn e liberamente tratto dalla più famosa opera di Mario Rigoni Stern: Il sergente della neve.
La foto all'inizio del post è di Francesco Morgillo.
Poscritto letterario
Il titolo del post i sentieri dell'odio è tratto dal libro Asce di guerra, scritto dai Wu Ming con Vitaliano Ravagli e pubblicato da Einaudi. Penso sia uno dei libri più belli e vivi che mi siano passati tra le mani nell'ultimo periodo. Vi lascio con un breve estratto preso dall'inizio del libro.
Certi uomini sono quello che i tempi richiedono. Si battono, a volte muoiono, per cose che prima di tutto riguardano loro stessi. Compiono scelte che il senno degli altri e il senno di poi stringono nella morsa tra diffamazione ed epica di stato. Scelte estreme, fatte a volte senza un chiaro perché, per il senso dell'ingiustizia provata sulla pelle, per elementare e sacrosanta volontà di riscatto.
La retorica degli alzabandiera e la mitologia istituzionale offrono una versione postuma e lineare della storia. Ma la linearità e l'agiografia non servono a capire le cose. Le frasi fatte e le formule ripetute dai palchi, come dai pulpiti, coprono la rabbia, lo sporco e la dinamite, consegnando al presente quello che chiede.
Scavare nel cuore oscuro di vicende dimenticate o mai raccontate è un oltraggio al presente.
Un atto spregiudicato e volontario.
Le storie non sono che asce di guerra da disseppellire.
Vitaliano Ravagli - Wu Ming, Asce di guerra.